È un lungo monologo, questo di Nichi Vendola. Possiamo parlare, per prima cosa, del clima di veleni del livello dello scontro? avevo chiesto. Non si è interrotto più. Ha detto di Tremonti e di Prodi, di elezioni anticipate e di Cln, di governi tecnici, di istituzioni a rischio e coalizioni possibili, di sinistra soprattutto, citando – al principio – le parole scritte da Alfredo Reichlin per l’Unità . Di come «liberare il castello dalla presenza di un sovrano ingombrante senza colpi di palazzo o di teatro, misurandosi piuttosto col guasto morale che infetta tutto il regno». Ascoltiamo.
Andiamo in piazza. Per portare i nostri colori, le nostre speranze, i nostri sogni. Ma anche il nostro disappunto per una manovra che colpisce sempre gli stessi: i più deboli. Solite ricette per i soliti noti. Una macelleria sociale.
La lettera inviata da intellettuali e scienziati al segretario del PD mette in luce la subalternità di una sinistra che è incapace a mettere in campo un’elaborazione autonoma. Si dice nella lettera che il nucleare non è né di destra né di sinistra. Ci mancherebbe altro! Il problema non sono le tecnologie, ma il loro uso al servizio di una proposta di cambiamento della società che è assente in tutta la lettera. Colpisce che intellettuali “impegnati” non colgano il nesso fra scelte energetiche e modello di società.
Parte il tesseramento 2010, per intenderci quello che concorrerà alla costruzione materiale del partito e che, per via formale, determinerà le platee del 1° Congresso di SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’.
Nel giorno in cui la Procura Generale di Palermo chiede di condannare a undici anni di reclusione, ritenendolo un mafioso, il senatore Marcello Dell’Utri, ovvero il più intimo e risoluto collaboratore di Silvio Berlusconi nella sua avventura politica e imprenditoriale, il capo del governo ci fa sapere che nel mondo si parla di Cosa Nostra non per colpa di Dell’Utri o dei suoi amici mafiosi ma per le fiction sui Corleonesi e per i libri come Gomorra. I toni dell’affermazione sono da commedia: peccato che si parli di una tragedia.
Pubblichiamo, in anteprima, la prefazione al libro “RU486. Non tutte le streghe sono state bruciate” di Carlo Flamigni e Corrado Melega che uscirà il 15 aprile.
Stavamo, come si dice d’abitudine, per andare in stampa, il libro era terminato, le correzioni completate,restava da scrivere la quarta di copertina e dovevamo scegliere a chi dedicare questo nostro ennesimo lavoro, cosa non poi tanto difficile, abbiamo solo due mogli. A questo punto è arrivata agli Assessorati alla Sanità delle Regioni (non agli Assessori) una lettera del professor Ferruccio Fazio, ministro della Salute, che trasmette in copia il parere del Consiglio Superiore di Sanità (CSS) riguardante le modalità di impiego della pillola RU486.
La legge sul legittimo impedimento, firmata mercoledì dal Presidente della Repubblica, contiene in sé due menzogne: nessuna legittimità e nessun impedimento. Si tratta di un sotterfugio da legulei per sottrarre il premier e i suoi ministri alla giustizia di questo paese.
C’è ancora molta strada da compiere anche se questa stagione porta un affollarsi di scadenze nel segno della non proliferazione nucleare.
Siamo ancora lontani dal “mondo senza atomiche” evocato da Obama la scorsa primavera a Praga, ma il recentissimo documento sulla strategia nucleare Usa e l’accordo tra il presidente americano e il suo collega russo Medvedev in vista della firma del nuovo trattato START questo 8 aprile, ne costituiscono un passo: importante ma non sufficiente.
Per il popolo del centrosinistra, e anche per molti dei suoi dirigenti, è stata una amara delusione. Ci eravamo illusi che le vistose crepe nell’edificio del berlusconismo, le contraddizioni e le divisioni, le malcelate contrapposizioni fra gruppi di potere, le smagliature nell’ipnotico racconto berlusconiano, dalla ricomparsa della spazzatura nelle strade campane alla permanenza delle macerie in quelle dell’Aquila, dovessero immediatamente tradursi in un vertiginoso calo dei consensi elettorali.
Due anni fa una notte profonda è calata sul nostro paese. Convinta di aver conquistato, grazie a una seduzione bugiarda, il potere assoluto, la destra di Silvio Berlusconi ha creduto di potersi permettere tutto. E tutto si è permessa. Ha mentito e ingannato. Ha ignorato la realtà e le sue esigenze per sostituirla con uno zuccheroso fondale di cartapesta. Ha fatto dell’esercizio del potere una pratica quotidiana di licenza e abuso. Ha reclamato con fragorosa arroganza il diritto feudale all’impunità. Ha stracciato diritti, umiliato il lavoro, seminato intolleranza, coltivato egoismi, beffeggiato come ciarpame e impaccio ogni solidarietà.
Cento meno cinque.
Fa una certa impressione pensare che Pietro Ingrao sia nato mentre era appena scoppiata la guerra mondiale, la prima, nel 1915 appunto. Martedì prossimo il vecchio leader della sinistra comunista compirà novantacinque anni, la sera dopo verrà festeggiato all’Auditorium di Roma: “Da bambino mi chiamavano Pietrucciu, in stretto dialetto di Lenola, il mio paese natio sulle colline sopra Fondi”. Pietrucciu non ha ancora preso il caffè, è di cattivo umore: “diciamo pure che è incazzato con noi, dice che lo schiavizziamo”, spiega Silvia che tutte le mattine gli fa da segretaria. Ma una volta fatta colazione, Ingrao si rilassa, si siede in poltrona e cominciamo una chiacchierata che parte da Lenin, passa per Stalin e finisce con Berlusconi.
Le cifre sono impressionanti: 380 mila posti di lavoro persi nel 2009, l’8,6% di disoccupazione, il punto peggiore dal 1995! Altro che “crisi alle nostre spalle” o “Paese che reagisce meglio degli altri”: le chiacchiere di cui Berlusconi riempie le televisioni e le nostre cassette postali. Siamo in piena emergenza. Anzi, se si guardano altri dati, meno noti ma ancora più strutturali, il quadro si fa ancora più fosco.
Sinistra Ecologia Liberta’ esprime tutto il proprio sostegno all’iniziativa che varie associazioni di immigrati, associazioni di volontariato e cittadini hanno organizzato per mercoledi 24 marzo alle ore 19,30, quando verrà organizzata una cena a pane ed acqua nella piazza di fronte alla sede del Municipio di Montecchio Maggiore.
Da Cenerentole a protagonisti della politica francese, gli ambientalisti d’oltralpe, inchiodati solo tre anni fa (alle presidenziali del 2007) ad uno scarno 1,57% ed a lotte fratricide esiziali, sono tornati a vincere. Alla grande. Trascinando la Sinistra francese in una ritrovata primavera nel secondo turno delle Amministrative.
Per il voto della Camera negli USA che approva la Riforma Sanitaria si sono spesi in queste ultime ore tanti aggettivi: storico, rivoluzionario, epocale, un voto di svolta, certamente, anche a nostro giudizio questa è una data che segnerà fortemente il futuro di quel Paese. Ci voleva un Presidente “abbronzato” per ottenere il varo di una Riforma che da qualche decina di anni aveva visto sconfitti i “biondi” democratici Presidenti che ci avevano provato.
“La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile. E questa disperazione avvolge il mio paese da molto tempo”. È una riflessione che Corrado Alvaro, scrittore calabrese di San Luca, scrisse alla fine della sua vita. E io non ho paura a dirlo: è necessario che il nostro Paese chieda un aiuto. Lo dico e non temo che mi si punti il dito contro, per un’affermazione del genere. Chi pensa che questa sia un’esagerazione, sappia che l’Italia è un paese sotto assedio. In Calabria su 50 consiglieri regionali 35 sono stati inquisiti o condannati. E tutto accade nella più totale accondiscendenza. Nel silenzio. Quale altro paese lo ammetterebbe?
Vi diranno, che a Milano è andato in scena un rito stanco, che questa giornata della memoria rivolta ai morti delle mafie è una solo parodia di buoni sentimenti. Vi diranno, magari con un sorriso di circostanza, che quei nomi li conosciamo ormai a memoria come le parabole del Vangelo, san Falcone, il beato Borsellino, che sono apologhi morali buoni per portare in gita i bambini delle elementari ma che il Paese (con la maiuscola, ovviamente) ha bisogno di altro, altri sono i problemi, altre le urgenze, per cui sbrigatevi con la giaculatoria dei nomi dei vostri morti e poi tutti a casa che c’abbiamo da fare.
Proprio in questi giorni, a ridosso delle elezioni del 7 marzo, che hanno riconfermato Nuri al Maliki nel ruolo di premier e hanno fatto parlare – con notevole leggerezza – la stampa internazionale di consolidamento della democrazia in quel Paese, ricorrono sette anni dall’inizio della guerra voluta da Bush contro l’Iraq di Saddam Hussein e dei bombardamenti sulla città di Baghdad. E poi di altre, infinite altre città irachene.
La prima sezione civile della Cassazione ha dipinto con rara efficacia il ritratto di una nazione maschia, ariana e incazzata. Se qualche vu’ compra senza i bolli in regola sul suo certificato di soggiorno spera di farla franca iscrivendo i suoi figli in una scuola italiana, sappia che lo rimpatrieremo lo stesso, Africa, Americhe… rauss!
I bambini migranti non hanno meno valore degli altri*.
È sconcertante sapere che il diritto a crescere in maniera sana di un minore extracomunitario non abbia alcun significato in un Paese civile. È altrettanto sconcertante trovarsi di fronte alla brutalità di uno Stato che abbandona un bambino, bisognoso come i suoi coetanei di cure e affetto familiari.
Proprio mentre il paese si smarrisce dietro i volteggi elettorali della destra, le sue leggine “ad listam” e la confusione di ricorsi, un pezzo del nostro territorio continua a essere sottoposto al marcamento stretto e violento delle mafie.
In un bell’articolo comparso qualche giorno fa Luigi Ferrajoli si interrogava sul come mai “nessuno, né l’opposizione né i sindacati” si siano accorti del mostro giuridico che il Senato ha partorito in quarta lettura, dopo una lunghissima gestazione iniziata addirittura nell’autunno del 2008. Sarebbe troppo facile rispondere a questo quesito ricordando che la sinistra radicale è fuori dal parlamento.
C’è un giudice a Berlino!
E’ con questa citazione di Brecht che viene commentata dai presenti l’ordinanza del Tar Lazio che respinge decisamente il ricorso per la riammissione della lista della Pdl alle Elezioni Regionali del Lazio.
La sinistra che ho in mente e per cui voglio spendermi sta oggi fuori dal parlamento italiano, ha scarse risorse materiali proprio in un tempo in cui invece il peso del danaro in politica è purtroppo sempre più determinante per creare visibilità dei singoli, carriere personali, successo mediatico. Penso a una politica pulita fondata sulla sobrietà e sull’utilizzo di mezzi e di risorse frutto di una comune condivisione e permanentemente accertabili e documentabili. Ed è questo il sostegno che oggi chiedo a voi.
Quest’anno per molte donne l’8 Marzo sarà una giornata di lotta per mantenere il proprio posto di lavoro: alcune la passeranno presidiando le fabbriche, altre in assemblee o in cortei, tutte penseranno con ansia al futuro incerto che la crisi riserva a loro e alle loro famiglie.
Predisio a Roma alle ore 11.00 davanti Montecitorio – Un broglio di Stato, un’altra vergogna di questa Italia. Dove le regole non sembrano più contare o al massimo solo per qualcuno. Dove una lista viene esclusa e i rappresentanti della stessa lista, tradiscono un mandato dato dagli Italiani, cioè governare il Paese, per violentarlo, umiliarlo e cambiare, stravolgere, ricucirsi addosso le regole del gioco.
Il governo ha deciso di rendere più facili i licenziamenti individuali approvando il ddl 1167 che attraverso l’arbitrato aggirerà l’applicazione delle leggi e dei contratti annuali, rendendo inefficace l’articolo 18. Chiediamo a tutti voi di mobilitarvi, di stampare e diffondere il volantino che trovate sotto per difendere lo statuto dei lavoratori e l’articolo 18. Anche per questo il 12 Marzo saremo nelle piazze d’Italia con la Cgil!
“L’eventuale rinvio delle elezioni regionali è un atto incostituzionale” Lo afferma il portavoce nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’, Nichi Vendola, e prosegue “ho fiducia nel Presidente della Repubblica Napolitano. L’unica cosa che vuole questa destra e’ dare l’idea che le leggi nel nostro Paese sono carta straccia”.
Lo rende noto l’ufficio stampa di Sinistra Ecologia Libertà
Sinistra Ecologia Libertà invita tutte le lavoratrici e i lavoratori ad aderire allo sciopero generale proclamato dalla Cgil per il 12 Marzo, e invita i cittadini a partecipare alle manifestazioni territoriali convocate in molte piazze d’Italia nella stessa giornata.
Nichi Vendola, Rita Borsellino, David Sassoli e Luigi Zanda scrivono ai Presidente delle Camere e alle autorità di garanzia per chiedere un intervento immediato a difesa della libertà di informazione. Questa sera alle ore 20, di fronte agli studi Rai di via Teulada si terrà una manifestazione organizzata dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
24 ore di passione, (dis)organizzazione, frenesia e un po’ di ansia. Questa la giornata di domenica, quando con slancio un po’ incosciente siamo riusciti a racimolare un po’ di soldi, riattivare un canale sul web che permettesse di avere migliaia di contatti e decidere di darci nuovamente un canale tv sul web. O almeno di provarci.
Primo marzo. Sciopero dei migranti, all’insegna del giallo per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici migranti.
Primo marzo. Sciopero dei migranti. Sciopero transnazionale, all’insegna del giallo e di quel fulminante slogan adottato dai francesi: ventiquattro ore senza di noi. Provate, proviamo solo a pensarci – con gli occhi alla realtà – e ci renderemo conto di quanto le vite, nell’era del lavoro globale, proprio le vite, oltre che i meccanismi che tengono insieme la società, l’economia, il mondo, siano davvero dipendenti le une dalle altre. Basta saper vederle, voler vederle, le vite: le nostre e quelle degli altri. Dei migranti. E come sempre è il lavoro delle donne – le migranti che si occupano di noi – che plasticamente mette in scena il significato più radicale di quello slogan: le fatiche e poi le contraddizioni e i dilemmi, le dipendenze e gli intrecci delle vite. Appunto: tutto ciò che stereotipi, paure, assuefazione allo spirito del tempo nascondono.
Se vogliamo dirla tutta, la mafia non è entrata in Parlamento con il senatore Di Girolamo. Le cosche, i loro uomini in Parlamento li spediscono con solerte puntualità da parecchi decenni. Vi ricordate Gaspare Giudice, uno dei fondatori di Forza Italia in Sicilia? Nel 1998 la Procura di Palermo chiese all’aula di Montecitorio il suo arresto ritenendo che fosse a disposizione della Famiglia di Caccamo. “Gasparino! Guarda che lì dentro ti ci abbiamo messo noialtri!” gli mandavano a dire al telefono: e l’onorevole obbediva. Alla fine Giudice è stato assolto con molti reati prescritti e una sentenza in cui si afferma di aver “verificato con assoluta certezza” l’appoggio datogli da Cosa nostra nel 1996 e “con grandissima probabilità” anche nel 2001. Tanto per non sbagliare, la Camera aveva già bocciato l’autorizzazione all’arresto decidendo di impedire anche l’utilizzo processuale dei tabulati telefonici che lo accusavano. Disse Berlusconi in quei giorni: “Essendo Giudice vice coordinatore di Forza Italia in Sicilia e avendo avuto quindi rapporti con l’onorevole Gianfranco Micciché, non si può neppure immaginare alcun alone di dubbio intorno a lui, perché altrimenti non avrebbe potuto avere quell’incarico”. Essendo, avendo… cogito ergo sum.
Due avvenimenti su cui ragionare a proposito del sempre più drammatico scenario afgano.Il più recente riguarda l'ennesima strage di civili avvenuta ieri nell'Uruzgan , effetto collaterale dei bombardamenti Nato e Usa, entrambi impegnati nel vicino cruento surge dell'operazione "Mushtarak". Il secondo , venerdì scorso, riguarda il voto negativo dei laburisti olandesi alla richiesta del governo di mantenere il proprio contingente in Afghanistan oltre il termine del mandato parlamentare, che ha provocato la caduta del governo. Si tratta di un combinato disposto su cui riflettere a proposito dell' analogo voto del nostro parlamento.
Stamattina un ragazzo di 27 anni si è impiccato nella sua cella. È l'ottavo suicidio in carcere dall'inizio dell'anno. Nella casa circondariale di Canton Mombello, a Brescia, questa morte è arrivata dopo diciannove tentativi non riusciti, solo contandoli dal primo gennaio di quest'anno. Diciannove uomini, come ha subito sottolineato un delegato della Uil, che stavano impazzendo. Costretti in due metri per due, ammassati in pile umane a quattro a quattro, stipati in 506, dove i numeri ufficiali permetterebbero una capienza massima di 260.
Cosa succederebbe nel nostro Paese se tutti i lavoratori stranieri decidessero di non lavorare per un giorno?
Mettiamo che tra voi lettori ci sia un giovanotto da poco laureato in Lingue e Letterature straniere con un voto generoso, diciamo tra il 105 e il 110. Mettiamo ancora che conosca perfettamente inglese e francese, che abbia un diploma post laurea come esperto bibliotecario e che possa contare su una congrua esperienza maturata nell'organizzazione dei fondi bibliotecari.
Le inchieste della Magistratura e i resoconti giornalistici di questi giorni hanno portato in evidenza le distorsioni dei compiti della Protezione Civile prodotte da interventi legislativi che affondano le radici nell'ultimo decennio e che quasi solo la CGIL aveva evidenziato fin da subito nella pressoché totale disattenzione. Quello che va conosciuto e analizzato è il sistema, per riconoscerne i rischi intrinseci al di là di singoli personaggi.
Care e cari,
abbiamo bisogno di tutti voi, di ognuno di noi per fare in modo che in questa campagna elettorale il nostro simbolo e la nostra politica, la buona politica, sia conosciuta nonostante l'oscuramento mediatico cui siamo sottoposti. Recentemente, è stata approvato in commissione Vigilanza una norma che ci esclude persino dalle tribune politiche nella prima parte della campagna elettorale.
Diciamoci la verità: il problema non è se il figlio di Vito Ciancimino abbia detto o meno tutta la verità; il problema è che Silvio Berlusconi non ha mai detto la verità. Sull’origine delle proprie fortune, sui capitali che hanno alimentato le sue prime speculazioni, sulla verità del suo sodalizio con Marcello Dell’Utri, sui pedaggi pagati da Forza Italia ai grandi elettori mafiosi.
10 FEBBRAIO 2010
Il Consiglio dei Ministri oggi varerà definitivamente il decreto, già esaminato in via preliminare il 22 dicembre, che consentirà di individuare i siti delle nuove centrali nucleari.
Attenzione, si decideranno soprattutto tre cose: i criteri con cui individuare i siti, quelli per localizzare i depositi delle scorie e le misure per compensare le popolazioni interessate, ma i luoghi che ospiteranno i siti non saranno indicati! L'argomento ha una sua valenza politica.
Il canovaccio è quello classico degli ultimi anni, tutto inserito nelle dinamiche del liberismo spinto. C'è una multinazionale che chiude in un paese occidentale per delocalizzare stabilimenti e produzione in territori dove tutto costa meno.
E ci sono lavoratori da mandare a casa, foraggiati per un po' di tempo con la cassa integrazione. Nel caso specifico l'azienda è l'Alcoa, multinazionale statunitense, tra i leader mondiale nella lavorazione dell'alluminio; il territorio da abbandonare è il Sulcis, profondo sud-ovest della Sardegna con un disoccupato su tre fra gli abitanti: dove si producono 100mila tonnellate di alluminio primario l'anno. I lavoratori, duemila tra diretti e dell'indotto. Parliamo solo della Sardegna: a Fusina, in Veneto, la situazione è pressoché la stessa.
C'è il canovaccio classico, e ci sono le variabili. Numerose e non solo economiche. Anzi: la storia dell'Alcoa e di quegli operai - ma anche quella della Vinyls, di Eurallumina, della Rockwool per fare solo qualche esempio tra le 600 aziende sarde in crisi - è tutta fatta di promesse, rinvii e rilanci buoni per far passare il tempo e sfiancare le attese. È il lato politico, questo. Per conferma servirebbe andare a rivedere i filmati della campagna elettorale per le regionali in Sardegna: con il premier Silvio Berlusconi impegnato come non mai a sostenere il proprio candidato Ugo Cappellacci nella corsa contro il presidente uscente Renato Soru. Una battaglia, soprattutto mediatica, in cui il premier vantava le sue amicizie internazionali: buone per evitare la chiusura delle multinazionali presenti nell'isola. «La Sardegna», era lo slogan elettorale, «torna a sorridere». Ci avevano creduto, nel Sulcis: parlano i risultati di quella tornata elettorale.
Tutto appena un anno fa, mica una vita. Cosa ci sia da sorridere, oggi, è presto detto. Niente e, se possibile, anche meno. I lavoratori di Eurallumina vedono la loro cassa integrazione prorogata di un altro anno, la Rockwool chiude i battenti nonostante l'attivo in bilancio, destinazione Croazia. Gli operai della Vinyls occupano da giorni la torre aragonese a Porto Torres.
E l'Alcoa?se ne andrà, quasi certamente. A poco serviranno le azioni eclatanti degli operai come i blocchi sulle principali arterie dell'isola, o l'occupazione dell'aeroporto di Cagliari-Elmas; o il sit-in a Roma sotto Montecitorio in occasione dell'ennesimo vertice tra Governo, Regione, Azienda e Sindacati: con ottocento lavoratori a protestare sotto, per una giornata ed una notte intera, a riscaldarsi con i falò e con tende montate alla buona. Risultato di quella giornata?la richiesta di una sospensione di mezz'ora, da parte della multinazionale, durata invece oltre quattro ore: e il conseguente aggiornamento dell'incontro ad oggi, poi spostato a giovedì in attesa dell'arrivo di uno dei Caporioni americani direttamente da Pittsburgh. A poco è servito anche lo sciopero generale della Sardegna, con 50mila persone in piazza a Cagliari per un corteo lungo oltre due chilometri. Uno sciopero non politico, dicevano i sindacati prima della manifestazione: oggi, a tre giorni dalla straordinaria mobilitazione, il Presidente della Regione non ha ancora convocato le Segreterie confederali per un incontro che vorrebbe essere decisivo. E, puntuale, arriva il richiamo alla massima istituzione Regionale.
Il punto è proprio questo. Nella vicenda Alcoa, come in quella delle altre aziende isolane, si è andati talmente tanto in là che i lavoratori non contano più niente: tutto per inseguire promesse mai mantenute. Eppure il lato umano c'è ancora. Sta tutto nella presa di coscienza di quei lavoratori: «Siamo disperati», dicono, «e sfiniti. Ma, con Alcoa o no, vogliamo tutelare il nostro lavoro e le nostre famiglie e i nostri figli». L'idea, in questa direzione, potrebbe essere l'esproprio degli stabilimenti: la via, in questa direzione, è una proposta di legge nazionale di iniziativa regionale studiata da Luciano Uras, Massimo Zedda e Carlo Sechi, esponenti di Sinistra Ecologia e Libertà in Consiglio regionale.
Intanto, è notizia di oggi, negli stabilimenti del SUlcis arriva qualche tonnellata di materia prima, abbastanza per non fermare gli impianti subito. Ce n'è per 15 giorni. Troppo pochi pure per abbozzarlo, quel sorriso.
08 FEBBRAIO 2010
Facciamo un passo indietro alle scorse Giugno, prima del G20 di Pittsburgh e il COP-15 di Copenaghen. Eravamo tutti fiduciosi che durante i due vertici si sarebbe vista la presa di coscienza dei paesi Occidentali e BRICS, liberando i finanziamenti necessari per rilanciare l'economia e limitare i mutamenti climatici.La scarsa incisità di Barack Obama durante i negoziati, a causa della debolezza della New Green Economy americana, ha comportato la mancata assunzione di responsabilità e rallentato la rivoluzione energetico-climatica.
I ritardi del Congresso americano nell'approvare lo US - Climate Change Bill, alle prese con una forte resistenze dei gruppi d'interesse di petrolieri e aziende energivore, contrarie ad assumersi la responsabilità economica e sociale delle emissioni; la non-volontà delle Banche americane di sostenere le industrie ma gli stipendi dei super-manager e azionisti, restituendoo lauti dividendi; il debole sviluppo della filiera produttiva americana delle rinnovabili.
Questi elementi hanno impedito al presidente Obama di bilanciare il potere di una Cina in crescita nella produzione di energia pulita e che quest'anno supererà gli Stati Uniti nel valore della produzione industriale legata alle rinnovabili. L'esperienza per ora sfortunata del presidente Obama, ci dimostra però un aspetto importante della Green Economy, il necessario e fondamentale sviluppo della filiera produttiva delle risorse rinnovabili. Se gli stimoli dello Stato, non corrispondono ad una crescita produttiva e al rilancio dell'economia reale, ma rappresentano solo una misura di compensazione per le emissioni inquinanti, la rivoluzione energetico-climatica, non potrà mai essere da leva per la ripresa.
Se consideriamo ora il cambiamento climatico come il più vasto e profondo fallimento del (libero) mercato di tutta la storia umana[1], citando Sir Nicholas Stern, è il clima stesso che pone davanti a noi la possibilità di adattarci al cambiamento. Ci chiede di mettere in atto misure preventive volte a contenerne gli effetti, oramai evidenti con l'aumento dell'intensità delle perturbazioni e la variazione della temperatura media stagionale.
La capacità di saper sfruttare "le possibilità" che il clima impazzito ci offre, è la soluzione migliore per invertire il precedente sistema fallimentare del (libero) mercato. L'approvvigionamento di energia, l'isolamento termico delle case, le diverse colture agricole, i nuovi prodotti bio-chimici e il riutilizzo delle risorse, richiedono il coinvolgimento di interi distretti industriali sull'orlo del collasso, che una volta erano funzionali alle produzioni di beni altamente inquinanti. Oggi abbiamo la possibilità di passare ad una produzione di prodotti ad elevata tecnologia e rispettosi del pianeta, utilizzando la stessa rete pre-crisi ed integrando le innovazioni professionali che le nuove generazioni portano in dote nel settore energetico-ambientale. Questo garantirà nuovi lavori a centinaia di migliaia di lavoratori che rischiano licenziamento o che attualmente sono in CIG.
La rete deve operare singericamente nella triple helix istituzione, privato, ricerca, ma deve essere spinta dal coinvolgimento delle comunità locali di cittadini; le comunità devono avere la possibilità di svolgere un ruolo fondamentale nell'indirizzare la domanda verso un consumo più sostenibile e meno impattante per l'ambiente. Quando il mercato fallisce c'è bisogno che i cittadini e i lavoratori sappiano rivendicare nuove possibilità che differiscano dai modelli iperproduttivi e energivori del passato.
Dobbiamo dunque disporre le capacità necessarie ad attivare reti di cittadini che sappiano sfruttare nella rivoluzione energetico-climatica, la possibilità di riqualificare le loro capacità verso nuove occupazioni e nuove forme di partecipazione attiva, dove è il cittadino a determinare il processo attraverso scelte consapevoli.
di Piero Pelizzaro
[1] Sir Nicholas Stern, Stern review on the economics of climate change.
08 FEBBRAIO 2010
Cento anni ha compiuto ieri Acea. Era l'epoca del sindaco Nathan, ebreo di origine inglese, laico e antipapalino. Fu lui a volere una grande azienda pubblica per la gestione dell'acqua e dell'elettricità nella capitale d'Italia.
Ieri, a dieci anni dalla creazione della Spa quotata in borsa, Ratzinger ha ricevuto in udienza i dirigenti di Acea, pronti a fare il grande salto definitivo verso la completa privatizzazione. La via era stata aperta dalla coppia Rutelli-Lanzillotta nel 1999, ed oggi viene completata da Alemanno e dal decreto Ronchi sulla privatizzazione dell'acqua, approvato dal governo Berlusconi alla fine dello scorso anno. Il sindaco di Roma ha dato il suo placet politico, annunciando la cessione di buona parte di quel 51% ancora pubblico.
Benedetto XVI ha evitato accuratamente di parlare di acqua pubblica, mantenendosi molto vago su cosa significhi la gestione privata dei beni comuni. Altri tempi rispetto alla Roma di Nathan. E ben altra chiesa rispetto a quella fuori dalle mura vaticane, che con la voce di padre Alex Zanotelli gridava «maledetti voi» verso chi ha votato per la cessione ai privati delle risorse idriche.
Parodossalmente è lo stesso silenzio del papa a far capire che la partita sulla privatizzazione dell'acqua è però tutt'altro che chiusa. Il Forum italiano dei movimenti per l'acqua sta avviando due iniziative nazionali, raccogliendo l'adesione ampia di interi pezzi della società civile, dal mondo cattolico legato al sociale, fino alle principali associazioni ambientaliste e a parti importanti del sindacato. Un fronte largo, senza i partiti, che entreranno solo con adesioni, per sottolineare l'assoluta trasversalità dei beni comuni.
La prima tappa sarà la manifestazione nazionale del 20 marzo a Roma, una settimana prima del voto, proprio per ricordare come necessariamente la politica debba confrontarsi con i movimenti per l'acqua pubblica. Un mese dopo, in aprile, partirà la raccolta delle firme per il referendum, che non si limiterà all'abrogazione di quella parte del decreto Ronchi che impone la cessione ai privati della gestione delle risorse idriche. Sarà una vera e propria consultazione popolare su un tema chiaro e decisivo: gestione pubblica per tutti i servizi idrici o mantenimento dell'attuale legislazione, con l'apertura al capitale speculativo degli acquedotti. Un si alla ripubblicizzazione, unica strada divenuta oramai percorribile.
Sarà sul referendum che si convoglierà, nei prossimi mesi, il dibattito che va avanti da almeno quattro anni in Italia sul sistema idrico, sui fallimenti delle gestioni private e miste pubblico-private, sugli investimenti che i privati non hanno fatto e che mai faranno, sulla qualità dell'acqua che è peggiorata, con punte allarmanti.
Di certo la questione non è finita con l'approvazione del decreto Ronchi. Il tema della gestione dell'acqua sta entrando prepotentemente nelle prossime elezioni regionali. Prima la Puglia di Vendola, che con coraggio ha approvato una legge d'indirizzo, con l'obiettivo di chiudere la gestione della Spa degli acquedotti pugliesi per arrivare ad un vero sistema pubblico, blindato rispetto ai tanti appetiti speculativi. Poi la regione Lazio, dove in almeno tre province - Roma, Latina e Frosinone - la gestione è di fatto già privatizzata. E in questo caso il nodo centrale è Acea, primo gestore idrico italiano.
Ieri Renata Polverini ha chiarito la sua posizione, spiegando che «si tratta di privatizzare il servizio» va tutto bene. Che è poi il contenuto della legge approvata dal centrodestra. Ha così rassicurato il suo scudiero in terra pontina Claudio Fazzone - presidente di Acqualatina - e il suo alleato Udc, molto vicino, come è noto, agli interessi di Caltagirone, principale socio privato italiano di Acea.
da Il Manifesto