Referendum per l'acqua pubblica 

         Adesso basta. Sull'acqua decidiamo noi! 

           Tre referendum per l'acqua pubblica 

        Tre firme per ribadire: fuori l'acqua dal mercato!

                   Fuori i profitti dall'acqua!

  • Perchè un referendum?

Perchè l'acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale

che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, nè farci profitti.

L'attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi

multinazionali. Noi tutte e tutti possiamo impedirlo. Mettendo oggi la nostra firma

sulla richiesta di referendum e votando SI quando, nella prossima primavera, saremo

chiamati a decidere. E' una battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso.

  • Perchè tre quesiti?

Perchè vogliamo eliminare tutte le norme che in questi anni hanno spinto verso la

privatizzazione dell'acqua.

Perchè vogliamo togliere l'acqua dal mercato e i profitti dall'acqua.

  • Cosa vogliamo?

Vogliamo restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva. Per garantirne

l'accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene comune. Per conservarlo per le future

generazioni. Vogliamo una gestione pubblica e partecipativa.
Perchè si scrive acqua, ma si legge democrazia.

  • Dai referendum un nuovo scenario

Dal punto di vista normativo, il combinato disposto dei tre quesiti sopra descritti,

comporterebbe, per l'affidamento del servizio idrico integrato, la possibilità del

ricorso al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.
Tale articolo prevede il ricorso ad enti di diritto pubblico (azienda speciale, azienda

speciale consortile, consorzio fra i Comuni), ovvero a forme societarie che

qualificherebbero il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente "privo di

rilevanza economica", servizio di interesse generale e scevro da profitti nella sua

erogazione. Verrebbero di conseguenza poste le premesse migliori per l'approvazione

della legge d'iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum

italiano dei movimenti per l'acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini.
E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un

nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia

partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei

cittadini e delle comunità locali

  • I quesiti referendari

Primo quesito:

«Volete voi che sia abrogato l'art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica)

del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo

economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica

e la perequazione tributaria" convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008,

n. 133, come modificato dall'art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante

"Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonchè in

materia di energia" e dall'art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante

"Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di

sentenze della corte di giustizia della Comunità europee" convertito, con modifica-

zioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166?»

Secondo quesito:

«Volete voi che sia abrogato l'art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure di

affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia

ambientale", come modificato dall'art. 2, comma 13 del decreto legislativo

n. 4 del 16 gennaio 2008?»

Terzo quesito:

«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell'art. 154 (Tariffa del servizio idrico

integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia

ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione

del capitale investito"?»

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